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I VIAGGIATORI: LE FIGURE ERRANTI DI BRUNO CATALANO

Aggiornamento: 6 set 2019

Les Voyageurs”, ovvero “I Viaggiatori”, sono diverse sculture in bronzo accomunate da pose instabili, pronte a compiere quel passo in avanti, accompagnati da pesanti valigie e dai corpi svuotati, mancanti dal petto al bacino. Appaiono sventrati, tanto nel fisico quanto nello spirito, dallo sguardo stanco, perso nel vuoto, ma sempre diretto verso l’orizzonte. Quei sentimenti di paura per il futuro incerto, per ciò che verrà e che dovranno affrontare, dall’insicurezza di una vita errante, senza le stabilità materiali. L’unica certezza è rappresentata dall’onnipresente valigia, carica di sogni e speranze, di prospettive diverse, migliori, alle quali queste figure si aggrappano con tenacia, come se fossero gli unici perni della loro esistenza.


Il vuoto nel busto ha una duplice valenza: la prima è legata al concetto che ogni viaggiatore, dopo qualsiasi viaggio, lascia un pezzo di sé nel luogo in cui è appena stato e la seconda si concentra sul dialogo tra quel corpo-non corpo con l’ambiente circostante. A queste potremmo aggiungerne un’altra, più simbolica, quella secondo cui questi corpi non abbiano ancora costruito la propria identità, risultando così incompleti.


“Nel mio lavoro, sono alla ricerca del movimento e dell’espressione dei sentimenti, faccio emergere dall’inerzia nuove forme e riesco a levigarle fino a dare loro nuova vita. Proveniente dal Marocco anche io ho viaggiato con valigie piene di ricordi che rappresento cosi spesso nei miei lavori. Non contengono solo immagini ma anche vissuto, i miei desideri: le mie origini in movimento.”

Così come l’autore spiega nel suo sito: http://brunocatalano.com/index.php


Queste sculture, in bronzo con dettagli in vernice colorata, non hanno una fissa dimora, ossia vengono spostate, sparse in diverse città europee ed alcune giungono persino in Cina e negli Stati Uniti. Sono opere erranti, poste nei luoghi di transito, che da sempre segnano la partenza, come aeroporti, stazioni ferroviarie e aree portuali, proprio per tener fede al messaggio che vogliono trasmettere. Sono figure eteree, leggiadre, pur avendo un peso sul cuore manifestato dagli sguardi sfuggenti, carichi di tristezza e mistero.


Affascinano anche per il modo in cui riescono a reggersi in piedi, apparentemente senza sostegno, senza volumi abbastanza forti da sopportarne il peso. Osservando con attenzione, si nota come ogni pezzo abbia un punto di saldatura che, come un puzzle, lega ogni parte dell’opera, realizzata fondendo separatamente ogni porzione, in precedenza plasmata in argilla.


Bruno Catalano ha certamente trovato il suo fil rouge tra la propria esperienza personale di navigante senza fissa dimora ed il suo amore per la scultura, realizzando opere molto vicine al suo stato d’animo. In molti si identificano nella sua arte ed altrettanti ne restano affascinati, rapiti da queste figure evidentemente vuote, ma cariche di significato.

fonte: Viaggiando nella Bellezza di Sara Venturiero

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